

209. L'intensificazione della violenza mafiosa, i traffici
criminali e i vari livelli dei reati di mafia.

Da: Mafia. L'atto d'accusa dei giudici di Palermo, a cura di C.
Stajano, Editori Riuniti, Roma 1986.

A partire dagli anni Settanta il fenomeno mafioso assunse
dimensioni sempre pi ampie e fu caratterizzato da una progressiva
intensificazione della violenza non solo interna fra le varie
famiglie, ma anche contro lo stato. Le cause di ci vanno
ricercate soprattutto nel fatto che in quegli anni la principale
fonte di arricchimento delle organizzazioni criminali era
diventata il traffico degli stupefacenti.  I meccanismi e i
percorsi di tale traffico sono ricostruiti nel presente passo,
tratto dal libro Mafia. L'atto d'accusa dei giudici di Palermo,
nel quale, a cura del giornalista Corrado Stajano, sono contenuti
ampi estratti dalla sentenza-ordinanza del tribunale di Palermo
per il rinvio a giudizio di pi di 700 mafiosi nel novembre del
1985. Nello stesso passo sono descritti anche i vari livelli dei
reati di mafia e si sottolinea l'importanza dell'ordinanza dei
giudici di Palermo, il cosiddetto pool antimafia, che per la
prima volta pone in modo netto il problema delle responsabilit
politiche, evidenziando l'esistenza di una singolare convergenza
di interessi mafiosi ed oscuri interessi attinenti alla gestione
della Cosa Pubblica; fatti che non possono non presupporre tutto
un retroterra di segreti ed inquietanti collegamenti, che vanno
ben al di l della mera contiguit e che debbono essere
individuati e colpiti, se si vuole davvero voltare pagina.


Il teatro del grande traffico di droga ha le sue radici in
Thailandia, nelle piantagioni d'oppio del Triangolo d'Oro e tocca
infiniti paesi, la Grecia, l'Egitto, la Francia, l'Italia, gli
Stati Uniti. I fornitori di droga all'ingrosso sono personaggi
astuti, temibili. Inverosimili, se fossero protagonisti di un
romanzo ad effetto. Koh Bak Kin, ad esempio, nato a Singapore,
arrestato a Fiumicino con venti chili di eroina nel 1976,
condannato, a seguito di una benevola sentenza della Corte di
Appello di Roma del 15.3.1978, alla pena di sei anni di
reclusione, e rimesso in libert nel 1980 anche per effetto di
provvedimenti legislativi di clemenza. E' lui il cervello del
gigantesco trasporto di eroina, 233 chili destinati alla mafia,
sequestrati il 23 maggio 1983 a Porto Suez dalla polizia egiziana
sulla nave greca Alexandros G. diretta in Sicilia. Il capo dei
capi, invece, l'uomo che ha nelle sue mani il Triangolo d'Oro
sarebbe un cinese di Taiwan, Chang Chi Fu, che si fa chiamare Kun
Sa, il signore della guerra.
La mafia acquista morfina base e la trasforma in eroina nei
laboratori clandestini siciliani o acquista direttamente eroina
purissima che provvede poi, con i mezzi pi fantasiosi e
impensabili, a spedire e a vendere negli Stati Uniti. I soldi
vengono accreditati sui conti delle banche svizzere: migliaia di
miliardi, e in quei sacchi di denaro ci sono anche i biglietti di
due dollari del piccolo spaccio, segno palpabile della
devastazione e della morte diffuse in tutto il mondo. Dalla
Svizzera, i capitali sporchi rientrano di nuovo in Italia, a
Milano e a Palermo soprattutto, dove vengono reinvestiti negli
stessi traffici o in operazioni economiche pi o meno lecite.
La mafia ha ristrutturato per la droga [...] l'organizzazione
contrabbandiera del tabacco. Uno spaventoso imbuto nel quale 
confluita anche la camorra con alcuni dei suoi uomini di spicco -
Zaza, Bardellino, i Nuvoletta - affiliati a Cosa Nostra, e la
'ndrangheta calabrese che ha messo a disposizione le coste e i
territori della regione, com' avvenuto nel luglio 1982 per lo
sbarco di 11,3 tonnellate di hashish proveniente dal Libano.
La mafia possiede mezzi finanziari enormi e quindi grande
possibilit di corruzione. Tommaso Spadaro, il re della Kalsa di
Palermo legato a Pippo Cal, ai vertici del ramo siciliano di Cosa
Nostra, addetto all'esportazione di eroina negli Stati Uniti, si 
vantato ad esempio di poter contare su un esercito di cinquemila
uomini.
Al traffico della droga si collega il traffico delle armi, con i
suoi interessi inconfessabili. E si comprende la preoccupazione
dei giudici, quando insistono sulla necessit di ricondurre ad
unit i diversi procedimenti in corso sul territorio nazionale in
materia di mafia, se ci si vuole rendere conto delle mostruose
dimensioni di Cosa Nostra. [...].
Tutto  reso pi difficile dalla scivolosit e dall'ambiguit
palpabile in settori rilevanti della societ siciliana, dove c'
spesso una sostanziale minimizzazione del fenomeno mafioso.
Archetipi sottoculturali o di vecchia derivazione contadina
rendono difficile la sua comprensione. Ragioni storiche,
geografiche, soprattutto politiche, poi, contribuiscono a
distrarre l'opinione pubblica siciliana e nazionale.
L'acqua della mafia  assai pi gonfia e profonda dell'acqua del
terrorismo. Le possibilit economiche, i guadagni, i traffici di
ogni genere, la ragnatela di disponibilit, gli interessi
economici, insomma, coinvolgono un'infinit di persone. [...] Il
fenomeno  ampio, diffuso, riguarda non solo i luoghi del
malaffare e delle societ di comodo, ma numerose attivit
economiche, e numerosi soggetti sociali, i commessi di negozio, i
commercianti al minuto e all'ingrosso, i professionisti, le
piccole aziende, i costruttori di immobili, i proprietari di aree,
i discendenti dei gattopardi, i bisnipoti degli intendenti, i
burocrati e i politici professionali, e i titolari di imprese che
ritengono addirittura pi conveniente, questi ultimi, fare il
salto, passare nelle file e al servizio di Cosa Nostra piuttosto
che sottostare alle tangenti generalizzate o ai codici di autorit
delle varie famiglie di mafia.
Il prefetto Dalla Chiesa aveva capito bene che per schiacciare la
mafia bisogna far funzionare l'amministrazione, eliminare
corruzione e illiceit, ma che bisogna eliminare anche il costume
delle compiacenze, delle strizzate d'occhio, dei favori e dei
piaceri d'uso: ristabilire l'autorit dello Stato da un lato,
renderlo dall'altro capace di offrire ai cittadini la tranquillit
della vita e di allargare gli ambiti della democrazia e della
libert. Per questo le forze del progresso sociale e civile sono
le pi odiate dalla mafia, movimento reazionario e distruttore di
tutte le convivenze. [...].
I giudici istruttori di Palermo e di Milano, Giovanni Falcone e
Giuliano Turone, nell'intervento tenuto il 4-6 giugno al Convegno
sulla mafia organizzato a Castelgandolfo dal Consiglio superiore
della magistratura, hanno differenziato in tre livelli i reati di
mafia e le tecniche di indagine necessarie per accertarli.
Primo livello: i reati che rientrano in attivit criminali
mafiose direttamente produttive di movimenti di denaro; sono i
reati che hanno un immediato risvolto finanziario e che sono
quindi pi facilmente e direttamente aggredibili attraverso le
indagini patrimoniali. Il traffico della droga, i sequestri di
persona.
Secondo livello: i delitti che si ricollegano comunque alla
logica mafiosa del profitto e alle relative lotte tra cosche per
il controllo dei campi di attivit; gli omicidi per regolamenti
di conti tra cosche mafiose.
Terzo livello: l'omicidio di un uomo politico, o di altro
rappresentante delle pubbliche istituzioni, considerati pericolosi
per l'assetto del potere mafioso [...].
Il concetto di terzo livello, comunemente inteso come il vertice
dei capi politici della mafia,  diventato popolare. Le indagini
giudiziarie creano cos ogni volta attese di speranza in quella
parte dell'opinione pubblica che ha compreso la pericolosit della
mafia, convinta in buona coscienza che un fenomeno simile non
possa esistere senza protezioni e complicit politiche. Le
speranze risultano cos ogni volta pi o meno frustrate, a seconda
delle aspettative un po' mitologiche. Non  solo compito e dovere
dei giudici, infatti, tentare di spezzare il rapporto perverso tra
mafia e politica. Non bisogna aspettarsi che sia solo la
magistratura a dovere e potere estirpare una simile rete di
complicit e di connivenze: gli strumenti di investigazione e di
ricerca, in questi casi, possono infatti divenire cos sottili da
rompersi del tutto. Se manca quella che viene comunemente chiamata
volont politica, la battaglia contro il terzo livello della mafia
non potr mai essere vincente.
